La storia delle Sementi Co-evolutive si scrive al futuro:
La collaborazione tra CLIMAVORE x Jameel at RCA e la Cooperativa Valdibella
Alla Scuola Pratica di Agroecologia della Valdibella certe immagini rimangono impresse come domande che interrogano il corpo ancor più che la mente, smuovendo gli animi di quei gruppi dove chi insegna e chi impara si mescolano, grazie ai racconti di vite reali tra i campi, nelle città, in posti tra loro vicinissimi o molto lontani.
Un olivo secolare secco si staglia sull’azzurro del cielo. Secco per le estenuanti e incessanti stagioni aride e siccitose degli ultimi anni nelle campagne della Tunisia? “Sh’hili”, come si chiama il docufilm di Habib Ayeb, significa Scirocco e, a memoria delle abitanti di quelle terre, non si ricorda un’aridità così prolungata.
Forse, invece, è un fermo immagine da “C’era una volta l’albero”? Il regista svizzero René Worni punta lo sguardo straziato su un olivo millenario morto su cui si ritrovano chiodi, siringhe e altre torture inflitte per “salvarlo” dalla progressiva occlusione dei vasi xilematici e infine dal disseccamento innescati dal batterio Xylella fastidiosa tra gli ulivi della penisola salentina, indeboliti e spogliati dalla possibilità di porre in essere una risposta immunitaria adeguata, da secoli di monocoltura e agrochimica.
Salento o Tunisia che sia, il bacino del Mediterraneo racconta in tante forme i risultati di sistemi di agricoltura ed economia che evidentemente i territori non sostengono, e perciò, al tempo del cosiddetto cambiamento climatico, sorge la domanda: esiste la possibilità di praticare un’agricoltura che, in controtendenza, non sia soltanto estrattiva di risorse ma abbia un potenziale di restituzione, di rigenerazione del terreno e del territorio, raccogliendo le sfide del presente?
Con queste immagini e con questa domanda in testa, la Cooperativa Valdibella e il progetto di ricerca CLIMAVORE x Jameel presso il Royal College of Art di Londra, hanno negli ultimi due anni proposto un percorso fondato sulla condivisione del sapere, attraverso le proiezioni, le assemblee e gli incontri organizzati alla Scuola di Agroecologia di Valdibella.
Ma anche e soprattutto, hanno intrapreso, insieme a più di trenta realtà agricole tra Sicilia e Puglia, un percorso che mette al centro le sementi contadine, quelle che hanno la vitalità e l’astuzia per sviluppare caratteristiche diversificate in ragione del clima e della siccità. Non solo: sono semi e piante che entrano in relazione con altre specie e costruiscono attivamente la resilienza dei terreni di fronte a stress idrico e desertificazione, aprendo con le loro radici canali di passaggio per acqua e ossigeno, apportando al suolo sostanze nutritive, contribuendo alla vitalità della terra attraverso la materia vegetale morta, richiamando tante forme di vita intorno a sé, irresistibilmente attratte dagli odori, dai richiami chimici e fisici, dalle prelibatezze che solo la materia organica in decomposizione può offrire.
Siamo nel territorio di Camporeale, Sicilia Occidentale, e qui negli anni Novanta con la nascita di Valdibella, le socie hanno dato avvio a una conversione da convenzionale a biologica dell’agricoltura praticata nei terreni.
Ma come ricorda Massimiliano Solano, presidente della Cooperativa, la più completa conversione si ottiene solo andando oltre le disposizioni del disciplinare del biologico, quando si integrano nelle pratiche modi di sentire che mettono in contatto e interscambio (e intrascambio) le comunità vegetali e animali e le comunità umane, in piena affinità con le pratiche e le visioni dell’agroecologia.
La dimensione biodiversa è centrale: a volte è un qualcosa da tutelare, più spesso da rigenerare, ricostruire. La biodiversità, oltre a reincarnare una complessità di vita e di relazioni tra organismi, è – proprio in virtù di ciò – anche una grande alleata del processo agronomico. Una forma di prefigurazione storica di un’agricoltura vissuta e sognata come comunità multispecie. C’è una bella differenza tra gli orizzonti del presente e la realtà del passato: sempre Massimiliano racconta che il lavoro della terra che ha conosciuto in famiglia e nel suo territorio fin da bambino era tutto imperniato su rapporti di forza tra padroni e contadini densi di sopraffazione, lasciando agli ultimi e alle loro famiglie un carico di umiliazione tale da portare, nei decenni, a un graduale abbandono delle campagne e del mestiere (dellə contadinə).
D’altronde oggi guardare con oggettività critica all’esistenza e al ruolo fondante che contadini e contadine hanno rivestito da sempre in una circolarità, se vogliamo, dell’agricoltura, ci mette di fronte a un esistente in cui la passione per il controllo – della genetica come della mobilità delle piante –, l’esclusività programmatica della proprietà privata nella forma del brevetto, la meccanizzazione calata dall’alto, ha stravolto la materialità del lavoro, la messa in campo di saperi articolati e le prerogative stesse di chi coltiva. La posta in gioco è alta. La relazione tra contadinə e seme è stata manipolata al punto che un’interruzione netta è stata imposta nello svolgersi del ciclo vitale delle varietà orticole, per fare un esempio. La fase della riproduzione del seme, quella che da sempre garantisce alle comunità umane contadine la sovranità alimentare, nonché la possibilità di proiettarsi nel futuro con strumenti per arginare l’eterna e irredimibile dimensione dell’incertezza, viene sussunta da parte di multinazionali del seme che trafficano tra serre e laboratori isolando e incrociando tratti cosiddetti desiderabili delle piante. Il seme ibrido è un prodotto totalmente controllato dalle ditte sementiere specializzate e ridotto a una scheda tecnica ben dettagliata che ne riporta le esigenze molto specifiche. Il seme ibrido, come anche l’organismo geneticamente modificato, è materiale fisso che non si adatta al suo intorno: è l’ambiente circostante – ogni angolo del pianeta nella logica dell’agroindustria – che deve essere riconfigurato e modificato in ragione del genotipo specifico prodotto in laboratorio.
Non è un disegno mortifero questo?
Storicamente, per millenni, i popoli umani e le sementi hanno messo in campo in giro per il mondo, attraverso l’agricoltura, relazioni di mutualismo coevolutivo che passano per pratiche di selezione dei semi, custodia e scambio degli stessi tra comunità e/o singolə, circolazione, propagazione e risemina. Nella prossimità tra esseri viventi sta la continuità dei processi evolutivi che riguardano i singoli territori: i semi contadini – versus semi ibridi – hanno in sé una sorta di riepilogo genetico delle evoluzioni che le singole specie hanno conosciuto fin dalla loro comparsa sulla faccia della Terra, e da qui deriva la plasticità unica con cui ogni pianta continua a esprimere nuovi caratteri fenotipici in risposta agli stimoli ambientali cui è sottoposta. Così, si riconosce il potenziale adattativo altrui e ci si affida all’autonomia della genetica delle varietà coevolutive. Ma c’è un enorme ma.
<L’agricoltore per legge oggi non è abilitato a produrre il seme. Puoi produrre delle derrate per la vendita, la trasformazione, ma non per riseminare! […] Una legge ha escluso la possibilità che ci si possa scambiare semi tra agricoltori, interrompendo quel processo evolutivo che c’è alla base del territorio agricolo, dovendo ricorrere a sementi estranee> (Massimiliano Solano, intervista, Settembre 2025).
La circolazione, la commercializzazione e la riproduzione di sementi contadine rimangono immerse in un regime di opacità e illegalità, dal momento che i quadri normativi italiani ed europei criminalizzano queste sementi, non attestate nel Registro Nazionale delle Varietà Vegetali, che dunque sfuggono alle pretese di uniformità e stabilità, controllo e tracciamento di quest’epoca umana.
Come non arrendersi a tale ordine delle cose?
Ecco, Monoculture Meltdown di CLIMAVORE x Jameel at RCA tenta di incontrare una strategia navigando vie giuridiche alternative e trova un’apertura nella certificazione dell’origine ripensata nella forma del protocollo di provenienza culturale dei semi contadini e coevolutivi: il Museo delle Civiltà di Roma, grazie a un’installazione di arte contemporanea realizzata dal duo artistico Cooking Sections, collabora alla messa in essere di uno scambio sementiero che coinvolge esperienze agricole in Puglia e in Sicilia, tra cui, certo, Valdibella. Certificazioni e protocolli non sono però il fine ultimo qui, anzi, tali mezzi celano una realtà che è fondamentale riconoscere, ovvero quanto è da sempre una prerogativa della vita contadina pare sia divenuta una concessione: che vengano assegnate piccole quantità di sementi di varietà di ceci antiche, ad esempio, affinché esse non scompaiano dai campi né la loro ricchezza organolettica e nutritiva, avviene nell’ambito dell’agricoltura custode, la quale ha in sostanza una finalità di conservazione di saperi, sapori, pratiche e diversità vegetale.
Non si mette sotto sopra nessun assunto dell’ordine che castra ogni vitalità e spontaneità; eppure, vige sopra tutte noi, e vige anche sui semi costruendo standard e normative sulla misura delle sementi uniformi, invisibilizzando la natura cangiante delle popolazioni evolutive. Chi si pone su tutt’altri orizzonti, invece, non dovrebbe mancare di riaffermare la possibilità di alcune prospettive storicamente molto solide che solo negli ultimi decenni sono state spogliate di credibilità e futuribilità: una tra le altre, la libertà dei semi, da cui derivano a cascata agricoltura libera, curiosità e sperimentazione.
Hai mai provato a cambiare il gusto di un pomodoro?
La Cooperativa Valdibella partecipa al progetto con la sua scuola di Agroecologia, creando occasione di scambio e diffusione dei saperi e delle sementi coevolutive, ma non solo. La produzione agricola dei soci della cooperativa – tra cui figura anche Agricola Mpidusa, sull’isola di Lampedusa – include tante sementi aridoresistenti e autoriprodotte, dal grano al Melone Porceddu, e passa anche attraverso la sperimentazione più estrema, per esempio, quella di cui sono protagoniste popolazioni evolutive di pomodoro e di grano.
Quest’estate, inoltre, Valdibella ha messo a disposizione i suoi saperi e le sue pratiche per produrre la passata di CLIMAVORE x Jameel at RCA: una giornata di lavoro che ha visto quattro realtà agricole partecipi del progetto (Az. Agr. Capogranitola, Cooperativa NoE, Cooperativa Ciauli, e appunto la Coop. Valdibella) mettere insieme le più di 15 varietà coevolutive di pomodoro, per produrre una passata aridoresistente e agroecologica. La troverete accompagnata da una piccola etichetta, prodotta da Monoculture Meltdown, a spiegare la storia ecologica e politica del prodotto che si mangia, o meglio, dei semi da cui quel cibo proviene.
La tiratura della passata aridoresistente quest’anno è quella di una sperimentazione, ma i risultati sono stati promettenti, e ci dà senso della direzione in cui lavorare. Con chi lavorare: con le piante, lasciando fare a loro la loro parte, non frapponendosi dove non serve, invitando i propri vicini, umani e non, a partecipare a questo lungo e fondamentale progetto di coevoluzione mutualistica.
Tilini Rajapaksha
Ringraziamo Giuseppe Valentino, la coop. Valdibella, Massimiliano Solano, Coop. Ciauli, e il Gruppo Agroecologia Fondo Parrini per aver contribuito alla stesura dell’articolo
P.s. Il lavoro di Valdibella sul mutualismo non finisce qui: anzi! Guarda anche cosa stanno facendo con Fuori Mercato qui: https://valdibella.com/un-sogno-collettivo-di-cura-e-lavoro-giusto-una-pratica-concreta-di-acquisto-e-gestione-di-una-storica-azienda-agricola-in-difficolta/













