Il mandorlo più vecchio di tutti noi

C’è un albero, sui Monti Sicani, che da pochi giorni ha un titolo che nessun altro mandorlo al mondo può vantare: è il mandorlo vivente più grande finora documentato. Quando la notizia è arrivata fino a noi, Massimiliano e Gaspare non hanno esitato, sono saliti fino a Castronovo di Sicilia per vederlo con i propri occhi. Perché certe radici vanno onorate di persona.

Un albero che ha visto passare i secoli

I numeri, da soli, dicono già molto. Cinque secoli di vita, dieci metri di altezza, un tronco che sfiora i cinque metri e venti di circonferenza, una chioma larga quindici metri, a novecentodieci metri sul livello del mare. Il tronco cresce a spirale e si apre in tre grandi branche, la corteccia è coperta di licheni, e dentro il legno, letteralmente dentro, inglobati dalla crescita di decenni, ci sono ancora fili di ferro usati chissà quando per qualche lavoro agricolo. E poi c’è lei: una vecchia scala di legno, rimasta incastonata nel tronco, testimone silenziosa di generazioni di raccoglitori saliti fin lassù a battere i rami.

A documentarlo sono stati i botanici Pasquale Marino e Francesco Maria Raimondo, in uno studio pubblicato sui Quaderni di Botanica Ambientale e Applicata: le sue dimensioni superano quelle di tutti i 39 mandorli finora registrati nel database internazionale dei Monumental Trees, in sette paesi diversi. Un mandorlo siciliano che batte il record del mondo, mentre in genere un mandorlo, in queste zone, vive settanta, ottant’anni. Questo ne ha vissuti sei volte tanti, e continua a produrre le sue mandorle amare ogni anno, puntuale come sempre.

La scoperta sarà presentata al Congresso Internazionale di Botanica Mediterranea, a fine settembre, in Cappadocia. Il sindaco di Castronovo di Sicilia ha già annunciato un progetto di tutela e valorizzazione: un albero così non si trova, si custodisce.

Una tradizione più lunga della nostra memoria

Il mandorlo, in Sicilia, non è mai stato una coltura come le altre. È arrivato secoli fa, si è adattato al clima caldo e arido dell’isola meglio di quasi ogni altra pianta da frutto, e da allora fa parte del paesaggio tanto quanto l’ulivo o la vite — mandorle amare, mandorle dolci, distese di fiori bianchi e rosa che ogni inverno annunciano la fine del freddo prima ancora del calendario.

Ed è anche per questo che oggi l’Italia importa gran parte delle mandorle che consuma — dagli Stati Uniti, dalla Spagna — nonostante il mandorlo sia, per vocazione e per storia, una pianta di casa nostra. Un paradosso che chi lavora la terra in Sicilia conosce bene: la vocazione c’è, ce l’abbiamo scritta nel paesaggio da generazioni. È la filiera che va ricostruita, un ettaro alla volta.

È il lavoro che facciamo a Camporeale. Promuoviamo la coltivazione del mandorlo nei terreni dei nostri associati e completiamo la filiera internamente alla cooperativa ed offrendo alla nostra clientela le mandorle tal quali per il consumo diretto ma anche trasformandole in creme e latte di mandorle. Prodotti unicamente realizzati con le nostre mandorle siciliane.

Radici che sanno resistere

Il mandorlo ha un apparato radicale profondo e un fabbisogno idrico contenuto rispetto a molte altre piante da frutto: è una delle colture meglio equipaggiate per affrontare il clima che cambia. Ma anche una pianta rustica ha un limite, e le ultime stagioni di siccità estrema in Sicilia lo hanno dimostrato: quando lo stress idrico diventa troppo intenso, la produzione ne risente comunque, per tutti.

È qui che le varietà autoctone tornano al centro. Recuperare i biotipi locali, quelli selezionati nei secoli proprio per resistere a queste terre e a queste estati, non è un vezzo identitario: è, sempre di più, una strategia di adattamento climatico vera e propria. Le nostre Pizzuta e Fascionello non sono solo un omaggio alla tradizione: sono la stessa genetica che, secondo agronomi e ricercatori, può aiutare la mandorlicoltura siciliana a reggere meglio il clima dei prossimi decenni.

Il mandorlo di Castronovo, in questo senso, non è solo un record da guinness dei primati botanico. È la prova vivente, con cinquecento anni di vantaggio su chiunque altro, che questa pianta, in questa terra, sa resistere.

Dal mandorlo alla tavola

Di tutto questo, quello che arriva a chi ci sceglie è la parte più semplice: le mandorle stesse. Le proponiamo in guscio e sgusciate dalle quali otteniamo l’altra crema di mandorla, che è la base per la produzione del latte di mandorla, per chi le vuole al naturale, croccanti e integre. Dalla stessa mandorla nascono la nostra crema di mandorla integrale, mandorle sgusciate, macinate e ridotte in crema con tutta la buccia, che dà carattere e un tocco di rusticità in più, ottima a colazione sul pane o per arricchire un pesto, e il latte di mandorla al naturale, semplice e senza aggiunte.

Non serve raccontare troppo cosa fa bene la mandorla: è nota da sempre come fonte di grassi buoni, vitamina E, magnesio, calcio, potassio, fibre e proteine vegetali. Quello che raccontiamo volentieri, invece, è da dove viene: da un albero che in Sicilia mette radici da millenni, e che, come quello di Castronovo dimostra, secolo dopo secolo, sa aspettare.

Quello che resta

Massimiliano e Gaspare sono tornati da Castronovo con qualche foto e la stessa sensazione con cui si torna da un pellegrinaggio piccolo ma vero. Non serviva altro. Un albero di cinquecento anni non ha bisogno di essere spiegato: basta guardarlo, e sapere che sta ancora lì, a fiorire ogni inverno, mentre tutto il resto intorno a lui è cambiato.

È la stessa cosa in cui crediamo noi, ogni volta che piantiamo un mandorlo che non vedremo mai adulto: che restare, e resistere, sia ancora la scelta più giusta.

Valdibella — Cooperativa agricola biologica, Camporeale (PA)