Succede raramente, in una cantina, che un vino nasca due volte.
La prima quando l’uva tocca la pietra per la prima volta, quando le radici trovano la loro profondità nella terra argillosa di una contrada che non tutti conoscono — Curbici, un nome che suona antico, quasi dimenticato, come tutte le cose che vale la pena ritrovare.
La seconda volta è adesso.
Una vigna, due vignaiole
Floriana Scardino e Marta Nicolino coltivano il Nerello Mascalese come si custodisce una cosa preziosa: con calma, con rispetto, senza forzature. Il vigneto è a 500 metri sul livello del mare. Il suolo è argilloso e limoso. Il vento arriva da occidente — non smette mai, e si sente nel vino: c’è qualcosa di aereo in ogni sorso, una leggerezza che non ti aspetti da un rosso.
Il Nerello Mascalese è un vitigno che viene dall’Etna e che in Sicilia occidentale ha trovato una casa inaspettata. A Camporeale cresce bene: la quota alta, le escursioni termiche, il vento di ponente che asciuga e rinfresca — tutto contribuisce a dargli una finezza che non si costruisce, si lascia emergere.
Come lo facciamo
Otto giorni di macerazione. Fermentazione malolattica spontanea. Quattro mesi in acciaio, sui propri lieviti. Null’altro.
Dietro a questa semplicità c’è il lavoro di Nicola Colombo, il nostro enologo. Mesi di ascolto di questa vigna gli hanno insegnato qualcosa di difficile da trasmettere: che in cantina la competenza vera si misura in ciò che si decide di non aggiungere.
Il risultato è un vino di rubino tenue, quasi trasparente, che profuma di viola e di ciliegia e di piccoli frutti rossi appena colti. Il tannino è setoso — quella parola abusata che qui però dice esattamente la verità. Il finale è lungo e leggero, come una brezza che non vuoi che finisca.
Un nome nuovo
Questo vino si chiamava Àgape. Un nome bellissimo — amore universale, dono gratuito, grazia. Ma era il nome di un’altra stagione.
Oggi è arrivato il momento di una nuova identità.
Abbiamo cercato a lungo le parole giuste. Ne abbiamo proposte tante, le abbiamo dette ad alta voce, le abbiamo fatte girare in bocca come si fa con un vino prima di deglutire. Alcune erano troppo dotte. Altre troppo morbide. Una — solo una — ha fatto dire a tutti, quasi insieme: sì, è lei.
Un nome femminile, come il vino. Un nome che porta con sé il vento di ponente, la freschezza, il senso di qualcosa che arriva dall’orizzonte e ti accarezza. Un nome che suona.
Presto.
Ve lo presentiamo a breve.
Per ora, sappiate solo questo: c’è un Nerello Mascalese di Camporeale che sta aspettando di dirvi come si chiama. E quando lo sentite, riconoscerete subito che non poteva essere altrimenti.
Preparatevi a incontrarlo.
Valdibella — Cooperativa agricola biologica, Camporeale (PA)